martedì 26 settembre 2017

Perché il Chiasso di Abascal può cambiare il calcio elvetico

Partiamo con la nostra analisi da un dato negativo: la sconfitta di Vaduz. Il Chiasso, per la prima volta in stagione, è apparso stanco e con poche idee. Tutto sommato una caduta nel principato ci può stare, considerando anche le ultime due logoranti sfide con Basilea in Coppa e Aarau in campionato. 
Ma l’aspetto più importante di quest’anno è che il Chiasso di Abascal piace. Eccome se piace. Accolto nello scetticismo generale, il mister spagnolo ha dimostrato di avere le idee molto chiare: gioca chi merita, chi gioca male sta fuori la volta successiva. Ma è soprattutto a livello tattico che la mentalità di Abascal si è vista subito. Si attacca difendendo, e si difende attaccando se vogliamo parafrasare le parole dell’allenatore. 
Il pallino del gioco deve essere nelle nostre mani a prescindere dall'avversario di giornata (la partita con il Basilea lo ha dimostrato ampiamente). In media il Chiasso ha la superiorità territoriale (55% nelle prime nove partite di campionato) e crea molte occasioni da gol (14 i tiri in media a partita). Qui, purtroppo, arriva il vero tasto dolente di questo primo scorcio di stagione: si segna poco. Pochissimo. 9 i gol fatti in campionato (uno a partita in media); l’azione di Said contro i renani in Coppa è forse lo specchio fedele della fase offensiva chiassese. Tutto molto bello, quasi troppo, ma poi quando si arriva negli ultimi sedici metri qualcosa va storto. Sarà forse mancanza d’esperienza o di malizia oppure semplicemente un pizzico di sfortuna, chi lo sa?
Come detto, questo Chiasso è un piacere per gli occhi. Il football praticato dai chiassesi è qualcosa che di rado si vede sui campi della Swiss Football League. A Chiasso, forse, non si era mai visto un gioco così.
Una mentalità nuova alle nostre latitudini. Un idea calcistica agli antipodi rispetto, ad esempio, al gioco praticato dalle tre potenze economiche del calcio svizzero (Basilea, Sion e Young Boys). Il gioco di Tramezzani lo abbiamo potuto “apprezzare” l’anno scorso a Lugano: l’idea è quella di non prenderle poi magari qualcuno là davanti risolve la partita. Il calcio dei bernesi è un pugno in un occhio per gli esteti del bel gioco; squadra quadrata e ordinata nella speranza che Hoarau risolva la partita. Nulla da ridire contro questa mentalità, perché anche senza voler scomodare citazioni storiche, “vincere non è importante, è la sola cosa che conti”. 
Quindi non stupiamoci se il presidente del Lugano, dopo l’ennesima sconfitta, dice “non mi interessa il gioco o il possesso palla, mi basta il 30% ma io voglio vincere le partite”. Béh il ragionamento non fa una piega. Personalmente preferisco una squadra che se la giochi a viso aperto con tutte, praticando un calcio piacevole. Poi magari perdi o pareggi, però hai la convinzione di aver proposto una manovra apprezzabile. 
Sul campo il Chiasso ha raccolto 12 punti ma soprattutto non è mai stato dominato dall'avversario. Considerando poi che la rosa è stata rivoltata come un calzino questa estate, si può tranquillamente affermare che la mano del tecnico si vede eccome. Non so se il gioco di mister Abascal potrà rivoluzionare il calcio svizzero, ma per adesso godiamocelo noi chiassesi nella speranza che tutte le azioni create si trasformino in esplosioni di gioia.

A.M.