mercoledì 4 novembre 2015

Bellotti: "Ad Aarau con il coltello tra i denti"

Non c’è mai pace a Chiasso: dopo il recente caso Schällibaum e il conseguente malumore della piazza, ecco un altro giro nella stanza del panico, gentilmente offerto dai rossoblù alla Breite di Sciaffusa.
Il posticipo di lunedì, spiace dirlo, ha aperto la crisi al Riva IV. Una crisi mentale prima ancora che tecnica. La vittoria manca oramai da otto partite: l’ultimo sorriso vero risale ai tempi degli ombrelloni e delle infradito. Dal 23 agosto in poi, solamente mezze prestazioni, qualche pareggio e mai una prova convincente dall’inizio alla fine.
Eppure, questa squadra ha dimostrato in tempi non sospetti di saper stare al mondo, mettendo in fila risultati importanti fino al crollo di Wil, datato 29 agosto. Da lì in poi, ci si è infilati in una strada che porta solo verso il deserto. 
«Se sapessimo cosa non va, saremmo già corsi ai ripari – commenta Riccardo Bellotti, direttore dell’area tecnica del Chiasso –. È davvero difficile dare una spiegazione esaustiva ai nostri problemi, quindi userò una metafora: siamo in quella situazione in cui si trovano gli attaccanti quando non riescono a buttarla dentro. Solo che qui il ‘‘blocco’’ ha colpito tutta la squadra».

A Sciaffusa, dopo un primo tempo inguardabile da ambedue le parti, i rossoblù hanno subito due reti senza reagire. 
«Probabilmente, si tratta della peggior partita della stagione – aggiunge, amareggiato, il dirigente momò –. La pesante sconfitta di Wil racchiudeva in sé ben altri contenuti, come ad esempio l’essere passati in vantaggio per primi. Alla Breite ho visto tanti passaggi sbagliati, abbiamo giocato senza la necessaria volontà di vincere».

Il discorso scivola poi sulle origini del male rossoblù. 
«A mio avviso si tratta di un problema puramente mentale – ribadisce Bellotti –. Arrivavamo da una settimana intera senza impegni ufficiali e la partita era stata preparata meticolosamente, anche assieme a Camolese. Eppure, nella ripresa della Breite abbiamo accusato troppa stanchezza fisica: quando la testa non sta bene, le gambe non girano come dovrebbero». 

Il prossimo impegno del Chiasso sembra un po’ uno scherzo del destino: sabato al Brügglifeld i rossoblù affronteranno il loro recente passato incontrando quel Marco Schällibaum che tanto ha ferito il cuore di tifosi e giocatori momò. Una sfida carica di significato, complicata sotto tutti i punti di vista, ma che allo stesso tempo potrebbe venir letta in modo positivo: vincendo, la squadra di Camolese potrebbe svoltare, buttandosi alle spalle l’oramai ex simbolo
«Giocare al Brügglifeld non è mai una passeggiata – avverte Bellotti –. Il pubblico è vicinissimo al campo, i tifosi accorrono sempre a migliaia anche se la squadra è ultima in classifica. Mi aspetto una reazione, certo. Dobbiamo riuscire a sfruttare la voglia di rivalsa dei ragazzi, il cosiddetto ‘‘dente avvelenato’’. In fondo, sono stati abbandonati di punto in bianco da Marco Schällibaum, gli argomenti per una rivincita sportiva ci sono tutti. Dobbiamo insistere e lavorare su questo aspetto, in modo da dimenticare i nostri malanni e giocare col coltello fra i denti».

Lunedì alla Breite, oltre alla sconfitta, c’è stata la sorprendente sostituzione di Alberto Regazzoni nel secondo tempo. Il capitano, dopo 45’ minuti poco brillanti, ha lasciato spazio a Guarino. 
«Alberto non ha certo vissuto la miglior serata della sua carriera – spiega ancora il dirigente rossoblù –. Ma si è trattato solamente di un episodio, perché una settimana prima contro il Wohlen era stato uno dei migliori in campo. Camolese ha ritenuto giusto sostituirlo, una scelta che condivido alla luce del fatto che eravamo sullo 0-0 e avevamo l’obbligo di provarci. Non è andata bene, tuttavia Regazzoni è un giocatore esperto e sa come uscire da situazioni complicate. Sabato sera contro l’Aarau si farà trovare pronto».

-CdT-