lunedì 9 novembre 2015

Rassegna stampa Aarau-Chiasso

Di seguito, interviste, articoli e commenti sul pareggio del Chiasso conquistato in rimonta al Brügglifeld.

Punto d'oro ma il gioco è latitante
CdT - Aarau Senza troppi giri di parole: un punto d’oro. Per quanto mostrato sul campo l’Aarau avrebbe meritato la posta piena: fraseggio di qualità nello stretto, numerose occasioni da rete e la solita grinta delle squadre di Schällibaum. Insomma l’imprinting dell’ex-allenatore dei ticinesi è sotto gli occhi di tutti.
Al contrario la mano di Camolese invece latita: il suo Chiasso si è limitato al gioco di rimessa, cercando di cogliere gli argoviesi in contropiede. Tuttavia bisogna anche ammettere l’iniquità del paragone: per il tecnico italiano è tutto nuovo, in quanto si tratta della prima esperienza all’estero, mentre Schällibaum conosce perfettamente il calcio svizzero. Non a caso le frasi «Non ho la bacchetta magica» e «Mi serve tempo» sono tornate più volte nel dopopartita.
Il nuovo allenatore dei ticinesi ha poi aggiunto: «Alcuni ragazzi non hanno ancora trovato spazio, ma la settimana di pausa arriva al momento giusto: abbiamo organizzato due amichevoli grazie alle quali avrò l’oppurtunità di conoscere meglio la squadra. Comunque il concetto basilare è la grinta, i miei giocatori devono mostrare voglia di lottare: per la società, ma soprattutto per i tifosi. Solo così possiamo venirne fuori». In effetti l’attitudine mostrata al Brüggifeld è quella giusta (tra l’altro ben cinque ammoniti nelle file del Chiasso), quindi un piccolo passo avanti rispetto alla figuraccia patita lunedì a Sciaffusa è stato registrato. A preoccupare sono invece le prestazioni di Maccoppi e Regazzoni, due uomini chiave per l’attacco dei ticinesi. Il primo è sembrato semplicemente fuori giri, sbagliando anche gli appoggi più banali. L’unica verticalizzazione degna di nota è arrivata negli ultimi cinque minuti di partita e non a caso si è trasformata in un contropiede quasi letale. Per l’esterno sinistro, invece, il discorso è leggermente più complesso: si tratta infatti della seconda partita steccata in meno di una settimana e la sua imprevedibilità è mancata terribilmente alla manovra dei rossoblù. A sua difesa bisogna però anche tenere in considerazione l’esiguo numero di palloni giocabili ricevuti e la «gabbia» costruitagli praticamente su misura da Schällibaum: Regazzoni si è infatti quasi sempre ritrovato accerchiato da maglie avversarie e quindi impossibilitato ad offendere. Se i punti di riferimento in attaccano vengono a mancare è difficile meravigliarsi delle statistiche: di fatto il Chiasso ha trovato la rete del pareggio tirando in porta una sola volta. Sabato è andata bene, ma questa non può essere la regola. Per concludere non potevano mancare le dichiarazioni di mister Schällibaum, il quale non ha lesinato parole al miele per la sua vecchia squadra: «Chiaramente per me è stata una partita speciale, sapete benissimo quanto ho amato questa società e siete anche a conoscenza delle ragioni per le quali ho lasciato: solo motivi famigliari mi hanno portato via dal Ticino. Il mio successore sembra voler continuare sulla stessa linea: questo mi rallegra. La squadra è tosta, bisogna aver pazienza. Una volta ritrovata la vittoria i giocatori si sbloccheranno, ne sono sicuro».


Prendi e porta a casa
La Regione - No, quello del Brügglifeld non è stato un bel Chiasso. O meglio, non lo è stato dal punto di vista estetico, perché Maccoppi – sì, pure lui ed è tutto dire – e compagni hanno più che altro subìto il buon palleggio e il gioco palla a terra dei padroni di casa affidandosi alle ripartenze, oltretutto commettendo non pochi errori in fase di impostazione.
Molto più convincente è invece stata la prova dei rossoblù dal punto di vista del carattere e della grinta messa in campo per andare a riprendere una partita che dopo il vantaggio di Sliskovic al 32’ – l’attaccante ha depositato in rete di testa a porta vuota con Guatelli tagliato fuori dalla deviazione di Madero – sembrava già irrecuperabile, proprio per come gli ospiti avevano impostato la sfida e per la loro difficoltà nel rendersi pericolosi dalle parti dell’estremo difensore avversario.
«La squadra ha lottato, tutta un’altra cosa rispetto al secondo tempo di Sciaffusa (sconfitta 2-0, ndr)», ha fatto notare a fine gara un soddisfatto Davide Lurati, presidente di un Chiasso tornato come detto in formato gladiatore – il fatto di avere di fronte Marco Schällibaum, l’allenatore che li aveva “abbandonati” poche settimane prima, è stato indubbiamente un bello stimolo – e per questo premiato al primo vero tiro in porta con la rete del pareggio di Laner (bella girata su calcio d’angolo), uno che proprio della grinta fa la sua arma migliore. Un pareggio difeso con i denti sino al termine, tanto sofferto – almeno tre grosse occasioni nella rimanente mezz’ora di gioco sventate da Guatelli, Monighetti e Madero, con quest’ultimo che ha pure rischiato l’autogol – quanto importante, perché ha permesso ai momò di tenere a distanza di sicurezza (5 punti) proprio gli argoviesi, che chiudono la classifica. E poco importa se il successo manca ormai dal 23 agosto, per quello, così come per il gioco, ci sarà tempo.
«Miglioreremo, abbiamo ampio margine di crescita, ma per ora non posso che dirmi soddisfatto della prova dei miei ragazzi, hanno fatto ciò che ho chiesto loro, ovvero battersi – ha confermato a fina gara il tecnico rossoblù Giancarlo Camolese, alla terza partita (due pareggi e una sconfitta) sulla panchina del Chiasso –. Non ho la bacchetta magica, sto conoscendo i giocatori e pian piano inserendo le mie cose, ma ci vuole tempo, perché un conto è vederli giocare, un conto è allenarli e conoscerli bene. In molti mi hanno spiegato che qui il campionato vero parte a febbraio, per cui è soprattutto in quella prospettiva che dobbiamo lavorare. Come detto però il margine di crescita c’è e sono fiducioso».
Non molto differente da quella che ha lasciato al Riva IV la situazione che Schällibaum ha trovato nel canton Argovia, con la sua nuova squadra che non trova i tre punti in campionato dal 26 settembre... «È vero, la situazione è simile, a entrambe serve una vittoria per sbloccarsi – ha dichiarato nel dopopartita l’allenatore zurighese –. Oggi l’avremmo meritata, i nostri avversari erano messi bene in campo e motivati dal fatto di giocare contro di me, ma a tratti abbiamo dominato, creando tante occasioni da gol contro le pochissime loro.
Il risultato ci sta stretto, non siamo stati ripagati a dovere per quanto fatto in campo».



Auch gegen Chiasso nur Unentschieden - das achte!
Aargauer Zeitung - Diesen Abend wird FCA-Stürmer Petar Sliskovic wohl so schnell nicht vergessen, wenn er sich denn überhaupt jemals daran erinnern sollte. Vielleicht hilft seinem Erinnerungsvermögen ja das Video der Partie gegen den FC Chiasso auf die Sprünge. Für den 24-jährigen Kroaten endete das Spiel mit Verdacht auf Gehirnerschütterung vorzeitig im Spital. Nachdem ihm das Pflegepersonal dort erklärt hatte, dass er unmittelbar nach dem Tor Mühe gehabt habe auf den eigenen Beinen zu stehen, soll Sliskovic dem Vernehmen nach gefragt haben: «Wer hat das Tor geschossen?»
Die Antwort dürfte ihm trotz seines benebelten Zustandes zumindest kurzzeitig ein Lächeln auf die Lippen gezaubert haben: Er selber war es. Nach 547 torlosen Challenge-League-Einsatzminuten, verteilt über elf Einsätze, hätte Sliskovic am frühen Samstagabend endlich wieder einmal einen eigenen Treffer bejubeln können. Weil er sich noch während seines erfolgreichen Kopfballes den Kopf heftig stiess, kam er aber gar nicht dazu.
Vom Tor ins Spital
Es lief die 32. Minute, als es zu besagter Szene mit einerseits freudigem, andererseits aber unglücklichem Ausgang für Sliskovic kam. Innenverteidiger Marco Thaler lancierte Luca Radice mit einem weiten Ball über die rechte Seite. Der Italiener setzte sich gleich gegen zwei Tessiner durch und legte zurück an die Strafraumgrenze auf Carlinhos. Der Brasilianer tankte sich Richtung Tor durch und brachte den Ball irgendwie an den herbeieilenden Verteidigern und Chiasso-Goalie Andrea Guatelli vorbei zur Mitte.
Dort verschaffte sich Sliskovic im Luftduell die Hoheit und drückte den Ball mit dem Kopf über die Linie. Dabei krachte er mit einem Gegenspieler zusammen und blieb benommen liegen. Zwar kehrte Sliskovic unter tosendem Applaus nochmals auf den Platz zurück, musste aber in der 41. Minute durch Marvin Spielmann ersetzt und anschliessend zur Kontrolle ins Spital gebracht werden. Weitere Informationen zu Sliskovics Befinden werden frühestens heute bekannt.
«Ich habe in der ersten Halbzeit einen sehr starken, unglaublich dominanten Auftritt meiner Mannschaft gesehen», sagte Trainer Marco Schällibaum nach dem Schlusspfiff. Keine Frage, die FCA-Führung war zu diesem Zeitpunkt mehr als verdient gewesen. Die Mannschaft setzte Schällibaums One-Touch-Philosophie immer wieder sehenswert um und kam so zu guten Chancen. Einmal mehr haperte es aber im Abschluss. Und das bestrafte Schällibaums ehemaliges Team in der 58. Minute: Nach einem kurz getretenen Eckball kam Chiasso-Mittelfeldspieler Simon Laner an der Strafraumgrenze frei zum Schuss – und knallte den Ball unhaltbar für FCA-Goalie Steven Deana ins Tor.
Ebbe nach dem Ausgleich
Nach dem aus heiterem Himmel gekommenen Ausgleich kamen die Aarauer vor 2994 Zuschauern im Brügglifeld nicht mehr zu vielen Chancen. Nach guten Rushes von Spielmann scheiterte Radice noch zweimal (61./62.) an Gästetorhüter Guatelli, kurz vor Schluss vergab der eingewechselte Daniele Romano (89./91.) noch zweimal aus aussichtsreicher Position. «Bis auf den Abschluss vor dem Tor bin ich auch mit der zweiten Halbzeit zufrieden», sagte Schällibaum und fügte an: «Chapeau an meine Spieler, wie sie mit dem auf uns lastenden Druck umgegangen sind.»
Trotzdem: Zu mehr als dem achten Unentschieden in der laufenden Saison reichte es dem FCA nicht. «Natürlich haben wir nicht gewonnen, aber das war ein Schritt in die richtige Richtung», sagte Schällibaum. Für den 53-Jährigen war die erste Begegnung mit seinem ehemaligen Arbeitgeber eine spezielle Sache, «aber während des Spiels konnte ich das ausblenden, das war wichtig». Und nach dem Spiel konnte er sich endlich auch noch persönlich vom einen oder anderen Tessiner verabschieden. Das war ihm bei seinem Wechsel zum FCA vor drei Wochen nicht genehmigt worden.