sabato 16 febbraio 2019

La parabola dell'ex capitano rossoblu

Sabato 19 luglio 2014, al Riva IV contro il Le Mont, davanti ad un migliaio di spettatori, faceva il proprio esordio in maglia rossoblu Michele Monighetti.
73' minuti di gioco prima della sostituzione con Mirko Quaresima che da lì a poco gli avrebbe poi lasciato gradualmente il posto nella retroguardia mancina. Prima della maglia rossoblu, un passato nelle giovanili dell'YB e poi il passaggio al Locarno, dove si ritaglia un posto importante tanto da entrare nelle mire di un Chiasso in cerca di giovani da valorizzare. 
Monighetti pian piano conquista la fiducia e la stima della società e di tutto l'ambiente; qualche vicissitudine extracalcistica, non scalfisce l'affetto nei suoi confronti, soprattutto della parte calda della tifoseria che non esita a schierarsi a sua difesa in più di una circostanza. Come nelle migliori famiglie non mancano alcuni momenti di tensione ma dopo l'addio di Regazzoni, la spinta della piazza per legittimare il sopracenerino nelle vesti di capitano ha la meglio, pur andando contro i dettami che la dirigenza aveva in mente.
il 27enne sembra tuttavia spesso in difficoltà in campo molte scelte tecniche a suo svantaggiano non fanno oggettivamente una piega. La squadra, lo scorso campionato (farsa) sprofonda sotto tutti gli aspetti; la curva nell'ultimo match casalingo abbandona anzitempo gli spalti con un duro striscione che il capitano non digerisce e va a togliere scontrandosi con alcuni presenti.
La sua ultima stagione inizia con diverse panchine ma anche con il pesante gol in coppa sul campo del Klingnau ma il gol non scioglie il gelo. Poi torna protagonista in campo e alla stessa velocità si accomoda in panchina. 
La sua ultima apparizione ufficiale è invece datata 4 novembre 2011 nella disfatta casalinga contro l'Aarau. 
Dopo 4 anni e mezzo, 101 presenze ufficiali tra coppa e campionato, Michele Monighetti dice arrivederci al Riva IV, anche se la sensazione, è che per il definitivo addio sia solo questione di tempo.
Questa in sintesi la malinconica parabola di quello che poteva diventare un capitano d'altri tempi ma che invece, giorno dopo giorno ha letteralmente buttato via il credito e la fiducia che tutta una piazza nutriva nei suoi confronti; e il finale non poteva oggettivamente (e forse purtroppo) essere un altro.