mercoledì 5 giugno 2019

In direzione ostinata e contraria, sempre!

“Ho cominciato a provare gusto nella sofferenza che il calcio procura”. Questa citazione del mitico Nick Hornby può sintetizzare al meglio questa stagione – o le ultime stagioni – del FC Chiasso.
Gli interminabili minuti passati ad aggiornare la pagina 202 di TxT rimarranno impressi nella memoria e nel cuore di molti tifosi rossoblù. La fantastica storia si è ripetuta nove anni dopo: Chiasso in Challenge League, Rapperswil in Prima Lega. 
Le circostanze rispetto ad allora sono differenti, ma il risultato finale il medesimo. Il Chiasso ha scritto una pagina importante della propria lunga e gloriosa storia a Wil. Un evento che è stato giustamente festeggiato fino a tarda notte alla buvette del Riva IV. Purtroppo queste piacevoli favole sportive non vengono raccontate e celebrate come invece meriterebbero.
I motivi di questo accanimento sistematico nei confronti del nostro Club onestamente mi sfuggono.
Più volte negli anni è stata data l’estrema unzione e l’epitaffio era già stato redatto. Quest’anno addirittura l’annuncio funebre era pronto in stampa. Tuttavia il Chiasso continua a vivere e a far vivere emozioni forti ai propri amanti in una categoria che calza a pennello. Leggo e ascolto spesso e volentieri i servizi dedicati al nostro Chiasso, citando l’Avvocato – ovviamente declinato in versione rossoblù – “mi emoziono persino quando leggo sul giornale la leggera J in qualche titolo. Penso subito alla Juve.” Quest’anno però, imbattendomi sui titoli con la parola “Chiasso”, vi era una forte probabilità di prendere rabbia. La nostra realtà, nonostante l’amore e l’intenso lavoro che vi è dietro, viene spesso raccontata con disprezzo e, concedetemi il termine, con una certa ignoranza in materia. Ed è per questo motivo che mi piacerebbe spezzare qualche lancia e sfatare qualche tabù. 

Con la rocambolesca partita di ritorno tra Aarau e Xamax è stata scritta la parola fine a questa stagione calcistica: argoviesi ancora in Challenge e lo Xamax che rimane nel Paradiso del calcio elvetico. Per sfatare il tabù “numero di spettatori” sarebbe interessante dare un’occhiata alle città che rappresenteranno la Challenge League l’anno venturo. 
Zurigo con il GC è senza ombra di dubbio la città più grande con quasi mezzo milione di abitanti. A seguire Losanna con i suoi 140'000 abitanti e l’altra zurighese Winterthur che ne conta 100'000 circa. Più piccole ma comunque grandi rispetto alla cittadina di confine (ricordiamo che Chiasso conta poco più di 8'000 abitanti) ci sono Sciaffusa (36'000), Kriens (27'000), Wil (23'000), Aarau (21'000) e Vaduz (5'400, ma 37'500 se consideriamo l’intero Principato).
Nelle ultime due fondamentali sfide casalinghe hanno raggiunto il Riva IV quasi due mila persone per match, in proporzione il Losanna dovrebbe riempire ogni domenica lo Stade de Suisse. Sempre in tema spettatori è giusto sollevare più che una perplessità sulle cifre annunciate in alcuni stadi confederati. Solo per fare un esempio: quella magica serata di metà giugno in cui Gaston e Capitan Reclari regalavano la promozione al Chiasso allo stadio di Rapperswil vi erano 2'750 spettatori (record storico e campo stracolmo in ogni ordine di posto). 
Stesso stadio, stessa partita qualche anno dopo: era il 3 aprile scorso. Era un martedì sera brutto e ventoso ma in palio c’erano punti importanti. Finì 0 a 0 in uno stadio deserto, solo qualche gruppetto di persone nascoste nel sottotribuna a ripararsi dalle intemperie ed una ventina di tifosi rossoblù posizionati dietro la porta (la stessa nella quale segnò Recla il gol promozione). Lo speaker, quella sera, annunciò 1'520 spettatori (…). Forse in nove anni qualcuno si è dimenticato come si conta oppure da quelle parti non la raccontano proprio giusta. 

Questione giovani ed identità ticinese. Il FC Chiasso era la squadra più giovane dell’intera categoria. Anzi, quasi fin troppo giovane a tal punto che durante il mercato di gennaio la società ha dovuto inserire qualche pedina con maggior esperienza alle spalle. Fino a dicembre i meno giovani erano Rey, Monighetti e Martignoni (che comunque è un classe ’92). Calcolando che il vodese e il ragazzo nativo di Monte Carasso, per differenti motivi, non hanno giocato per diverso tempo era il solo Bruno a portare quel pizzico d’esperienza. 
Sull’identità ticinese mi piace partire dal fondo, ovvero dai due gol salvezza targati Josipovic e Belometti. Entrambi nati e cresciuti in Ticino insieme ad altri colleghi come Bellante, Caldeloro, Lurati, Padula, Milosavljevic, Guidotti, Manicone e l’ex capitano Monighetti. Il “Made in Ticino” è dunque ben presente tra le file rossoblù e lo sarà sicuramente anche in futuro, tuttavia non bisogna nascondersi dietro un dito: con soli ticinesi è arduo mantenere la categoria (come annunciato di recente dal Presidente Cattaneo in un’intervista RSI). Quindi spazio anche a giovani svizzeri di belle speranze come Mossi (doppia nazionalità), Ajeti, Alessandrini, Malinowski, Gomes e Iberdemaj. Insomma, con un piccolo cenno politico, potremmo dire che i puristi del “primanostrismo” sarebbero molto fieri della società FC Chiasso. 

Questione attaccamento della piazza e mantenimento della categoria. Alcune penne (come amorevolmente si chiamano tra di loro i giornalisti) hanno sentenziato più volte che la piazza a Chiasso non esiste più e, addirittura, che vi è un totale scollamento tra società e tifosi. 
Innanzitutto sarebbe carino capire come e quando sono arrivati a queste pesanti conclusioni. Forse dopo l’analisi meritevole del Premio Pulitzer (intervistate due persone in due bar della cittadina …) apparsa su un quotidiano ticinese, oppure dopo aver visto i riflessi filmati della partita seduti comodamente in redazione? In ogni caso possiamo subito tranquillizzare gli animi: l’amore per lo stemma rossoblù è più vivo che mai e la festa post-salvezza ne è la riprova (il popolo chiassese ha aspettato con trepidazione fino a mezzanotte della domenica sera per omaggiare a dovere i propri giocatori). 
Da più parti si dice che il Chiasso non sarebbe più degno di stare in Challenge, che ormai il santo non vale più la candela. Anche qui mi sorge un dubbio: ma allora chi, a parer di questi esperti, sarebbe degno della categoria? Andiamo un po’ a vedere che fine hanno fatto diverse squadre che nel recente passato animavano i campi della cadetteria. Wohlen e La Chaux-de-Fonds sono miseramente retrocesse in Prima Lega Classic, YF Juventus ha salvato per il rotto della cuffia il proprio posto in Promotion, Meyrin, Delémont e Gossau sopravvivono nella Prima Lega meno nobile, Le Mont e Basilea Concordia sono addirittura finite nel calcio regionale. 
A proposito di Gossau: nella partita di vitale importanza per la salvezza al cospetto del Mendrisio sono stati annunciati 53 spettatori paganti (dichiarazione del Presidente del Mendrisio su L’Informatore del 31 maggio 2019). Senza dimenticare poi quelle realtà che per un motivo o per l’altro hanno conosciuto la vergogna del fallimento: Bienne, Locarno e Bellinzona solo per citarne alcune. 
Il Football Club Chiasso, in mezzo a mille avversità, ha ancora un posto nel calcio che conta. Ogni giorno giocatori, dirigenza, tifosi, sponsor e sostenitori di ogni tipo compiono un mezzo miracolo. Questa bellissima favola deve essere sostenuta e omaggiata (anche criticata quando necessario) ma non derisa e stigmatizzata come spesso accade. 

Ultimo spunto: il settore giovanile. Da qualche mese a questa parte il Comitato del settore giovanile è parzialmente cambiato. A livello organizzativo e calcistico la differenza è lapalissiana. I ragazzi, gli allenatori e le famiglie sono contente e di conseguenza anche le gioie arrivano. 
Ultima in ordine di tempo è la Coppa Ticino sollevata al cielo dai ragazzi Allievi A. Si sta inoltre intensificando la collaborazione produttiva tra Prima squadra e settore giovanile: la festa di Natale, la presenza dei calciatori durante l’allenamento del mercoledì della Scuola Calcio e la sfilata prima della partita con l’Aarau sono solo alcune delle molte iniziative volte ad avvicinare tutta la famiglia rossoblù. 

La storia del FC Chiasso è unica e magica. Da sempre contraddistinta da un’altalena di emozioni. Dal Campo del gas al Riva IV passando dal Comacini: di gioie e dolori, di stelle e meteore di Campioni del mondo e giovani speranze tanti sono stati a vivere la maglia rossoblù. Il Chiasso è ancora qua, in direzione ostinata e contraria, ribelle al cambiamento e orgogliosamente attaccato alla vita. 

A.M.